venerdì 28 giugno 2013

Weekend medievale: eventi imperdibili in Lombardia

Ho scoperto che questo weekend in Lombardia si terranno un paio di eventi molto carini, che piaceranno agli amanti del medioevo, delle feste gastronomiche, della musica medieval-folk, degli artisti di strada e dei giochi investigativi. Io ho intenzione di andare ad entrambi, per cui, a meno di imprevisti, anche se non riuscirete a partecipare sarò in grado di raccontarveli.

NF 12
VENERDI', SABATO
A Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza, nelle notti di venerdì e sabato si terrà una sorta di festival medievale con giocolieri, sputafuoco, la musica medieval-folk dei Sonagli di Tagatam, personaggi mitologici, tornei e soprattutto piatti medievali proposti da tutti i ristoranti del borgo!!
L'ingresso è gratuito e, come dice il sito: "chi lo primo arriva, melio alloggia".
Ma la cosa più divertente è che Grazzano non è un'autentica cittadina medievale, ma è stata ricostruita così nel 1900!!
Qui potete trovare la pagina ufficiale dell'evento.

DOMENICA
L'associazione Convivio Ludico, che organizza feste a tema, inviti a cena con delitto, e quant'altro, questa domenica propone un gioco investigativo storico, ambientato nientemeno che alla famosa abbazia di Chiaravalle (vicino a Milano)! Fa molto "Il nome della rosa", no?
Il gioco si mescolerà ad una visita guidata in costume, anche alle parti dell'abbazia di solito chiusi al pubblico.
Il programma include anche un aperitivo e costa pochissimo, solo 10€. E il bello è che parte del ricavato sarà devoluto per la ristrutturazione dell'abbazia!
Qui la pagina facebook dell'evento.

N.B. le immagini provengono dai siti ufficiali degli eventi

Tropical mori: why not?

Quando pensiamo ad una "foresta" spesso immaginiamo quelle delle favole nordiche, con pini maestosi, cervi, scoiattoli, lupi cattivi, casette di marzapane e bambini smarriti. Eppure anche quelle pluviali sono foreste. Allora, se le mori girl sono "ragazze delle foreste", perché non pensare a una versione tropicale del mori?
Esasperata dall'ennesima foto di un outfit estivo mori con ricami tirolesi, ho deciso di cimentarmi nella combinazione fra lo stile mori e la recente tendenza delle stampe tropicali.
A me l'idea piace e, se il tropicale non fosse così difficile da portare in città (soprattutto quando passerà di moda), mi verrebbe voglia di qualche acquisto pazzo.
Che ne dite?
Visto che mi sono molto divertita a realizzare questo collage, vi piacerebbe qualche altro post in cui provo a coniugare stili e tendenze che di primo acchito c'entrano poco? Qualche proposta?


When we think of a "forest" we often imagine those of nordic fairytales, with majestic pine trees, deers, squirrels, bad wolves, gingerbread houses and lost children. Yet even rainforests are forests. So, if mori girls are "girls of the forests", why not to think about a tropical version of it?
Exasperated by yet another picture of a mori summer outfit with an alpen style embroidery, I decided to try to combine mori style and the recent trend of tropical prints.
I like the idea, and if tropical was not so hard to pull out in a city (especially when it goes out of fashion), I would want some crazy purchase.
What do you think?

Since I enjoyed very much creating this collage, would you like to read some other post in which I try to combine styles and trends that at first glance have little to do? Some proposals?


Ancora.../Again...


 Ancora questi orecchini, le collane tunisine e la gonna arancione. Adesso smetto, davvero! L'ho messa a lavare XD
Peraltro fra pochissimo sarà il giorno della grande deforestazione pre-mare, per cui non vedo l'ora di infilarmi in un paio di shorts.
 
Again with those earring, tunisian necklaces and orange skirt. But I'll stop, I promise! I put the skirt in the washing machine XD
Plus day of the great pre-seaside deforestation is coming, so I'm looking forward to jumping into a pair of shorts.


giovedì 27 giugno 2013

Yoji (Sesto s.Giovanni)




 Per festeggiare l'ottimo risultato dei miei esami di fumetto (sì, me la sto tirando) ho costretto i miei genitori a portarmi in un costoso ristorante giapponese per strafogarmi vilmente a loro spese i miei amati genitori mi hanno portato in un ristorante giapponese di cui avevo sentito parlare molto bene, lo Yoji di Sesto S. Giovanni.
La posizione è un po'scomoda, difficilmente i non automuniti potranno arrivarci.
L'ambiente ha un'atmosfera fantastica, fra legno, koinobori (le maniche a vento a forma di carpa che in Giappone di appendono il giorno della festa dei bambini), manga in lingua originale a disposizione del pubblico, luci soffuse e tavolini che riescono a sembrare isolati pur essendo a breve distanza gli uni dagli altri. In più il servizio è gentilissimo e la cucina è gestita da giapponesi.
Nel menù ci sono in permanenza piatti che in altri ristoranti giapponesi mancano o appaiono solo occasionalmente, come takoyaki, ramen, okonomiyaki, e qualche dolce giapponese. In più ci sono piatti del giorno variabili, garanzia di freschezza e innovazione.
Tuttavia, gli unici tocchi di vera originalità del menù sono i roll, che godono di ottima fama e sono effettivamente piuttosto buoni, ma più che giapponesi sono fusion. E non sto parlando solo della solita commistione di ingredienti come che philadelphia, maionese e quant'altro, ma proprio del fatto che alcuni tipi di roll sono stati creati in collaborazione con i clienti più assidui del locale da cui hanno poi preso il nome. Noi abbiamo provato il Vincenzo roll e lo space shuttle roll (mi spiace Vince, era buono, ma abbiamo tutti preferito lo space shuttle e la sua montagna di caviale XD).
Ho provato anche il particolare chirashi spice, uno chirashi con tartare di salmone piuttosto piccante, che, nonostante le pretese di originalità, mi ha ricordato quello del Poporoya, anche per l'ulteriore tartare che sbuca "a sorpresa" da sotto il riso. Comunque è più piccante di quello del Poporoya e la tartare è più abbondante.
Abbiamo mangiato anche un ottimo okonomiyaki, dei mochi e il gelato speciale della casa e si vedeva chiaramente che la cameriera era scandalizzata dalla nostra voracità. Il gelato (oltre ad essere molto costoso e molto grosso) era molto particolare, in quanto, oltre alla classica pallina al the verde, conteneva anche una pallina allo zenzero e una al sesamo, più un sacco di gelatine quadrate, fette di melone, panna vera (!), una cialda e dei corn flakes (non stupitevi, in Giappone lo fanno, l'ho provato sulla mia pelle).
La qualità della cucina e degli ingredienti ci è parsa molto alta e in generale siamo stati molto molto soddisfatti.
Uniche note negative sul cibo: in menù ci sono alcuni piatti con il granchio, che costano anche abbastanza, ma in cui in realtà vengono utilizzati i surimi. Attenzione!
In più la fornitura di pesce non è costante, ma focalizzata sul weekend, infatti avrei voluto un piatto con l'anguilla, ma non c'era e non era l'unica cosa.
Per quanto riguarda la spesa, il coperto costa 1€ che nel panorama di Milano e dintorni è piuttosto poco. I prezzi a cena sono altini, ci si può aspettare di spendere sui 30€. Tuttavia non sono molto più alti di quelli del Poporoya, che è uno dei ristoranti giapponesi migliori di Milano, e sono sicuramente più bassi di quelli di Endo. Decisamente più interessanti sono i prezzi dei menù del pranzo, che vanno dai 10 ai 15€ circa e prevedono offerte molto interessanti, ma che purtroppo sono solo dal martedì al venerdì.
 Mi piacerebbe tornarci a pranzo per evitare di svenarmi e provare i menù.

Piccole creazioni e nuovo materiale/Small crafts and new material

 Ultimamente non ho cucito grandi cose, ma mi sono dedicata a vari piccoli lavoretti: una nuova mascherina per occhi ispirata alle foreste (ho perso la vecchia, suppongo la troverò mummificata fra i pelouches al momento del trasloco) e una fascia per capelli e un collarino fatti con vecchi nastri.
Adoro l'ultimo nastro, ma non so mai come usarlo perché ho l'impressione che possa dare un effetto troppo "tirolese". Qualche suggerimento?
 
Lately I have not sewn great things, but I am dedicated to various small crafts: a new eye mask inspired by forests (I lost the old one, I guess I'll find it mummified among my stuffed animals at the time of the move) and a headband and a collar made from old ribbon.
I love the last tape, but I never know how to use it because I have the impression that it can give a too "alpen country" effect. Any suggestions?
 
 Buone notizie anche dal fronte del materiale: ho sgraffignato un cucchiaino da caffè in plastica che sembra di metallo (quindi per bucarlo per farne un ciondolo basterà un ago arroventato) e la mia amica Siobahn mi ha regalato una marea di bottigliette che, una volta staccata l'etichetta e fabbricato un tappo, diventeranno ciondoli perfetti!
Visto che al momento non ho cose particolarmente interessanti da metterci dentro, pensavo di raccogliere materiale durante qualche viaggio per trasformarle anche in souvenir.
 
Good news from the front of the material: I swiped plastic coffee spoon that seems mademetal (so to pierce it to make a pendant I'll just need a hot needle) and my friend Siobhan gave me a lot of bottles that, once removeded the labels and made ​​a cork, will become perfect pendants!
As at the moment I don't have particularly interesting things to put in them, I thought to collect material during the holydays to turn them in good memories.

Gonne che diventano vestiti/Skirts that became dresses

 

Ero curiosa di sapere quanti vestiti avessi trasformato in gonne finora, così sono andata a rivedermi il blog e ho deciso di fare un post riassuntivo.
Sono un bel numero! Tanto più che la foto della gonna con i fiorellini funge da rappresentante di tutte le gonne che non ho convertito definitivamente a vestito.
Voi avete mai provato a trasformare le gonne in vestiti?

I was curious to know how many clothes I had turned into skirts so far so I read the old posts and I decided to do a summary.
They're quite a number! Even more because the photo of the skirt with the flowers acts as a representative of all the skirts that I have not transformed permanently into dress.
Have you ever tried to turn the skirts into dresses?

mercoledì 26 giugno 2013

Fudge di Giugno/Fudge, June issue


Questo numero di Fudge non era granché, ma volevo comunque dedicare un post alle cose migliori.

This issue of Fudge wasn't so interesting, but I wanted to dedicate a post to the best stuff anyway.
 

Scarpe tropicali, vestito gattoso e ombrello cittadini

Tropical helles, cat dress and city umbrella 

Penny loafers--->Mocassini indiani/Penny loafers-->Indian moccasins

La scorsa settimana vi ho mostrato come realizzare una modifica veloce e reversibile per scarpe ricoprendo di stoffa eventuali "fascette" libere, che possono essere cinturini alla caviglia, il laccio delle mary jane o la fascetta dei mocassini.
L'idea di oggi è basata su quel tutorial, che potete trovare qui:
Questo progetto è pensato nello specifico per dei mocassini.
 
Last week I showed you how to make a fast and reversible shoes alteration covering with fabric any free "strap", which can be ankle straps or the strap of mary janes  or the strap of penny loafers.
The idea of ​​today is based on that tutorial, that you can find here:
http://conigliodellamoda.blogspot.it/2013/06/modifica-veloce-e-reversibile-per.html
This project is designed specifically for loafers.
 
Ciò che cambia è che per questo progetto come materiale bisogna usare pelle o pile (che somiglia un po'alla pelle scamosciata) che non sfilacciano, quindi non bisogna aggiungere centimetri per gli orli.
Invece di fare un quadrato alto tre volte lo spessore della fascetta, lo si tiene molto più lungo. Gli automatici vanno applicati in modo che la stoffa formi un rotolino intorno alla fascetta, ma lasciando un avanzo nella parte superiore rivolto verso la punta delle scarpe (scusate, anche in questo caso le foto fase per fase sono morte con il mio vecchio pc).
Una volta applicati gli automatici la parte d'avanzo che non copre la fascetta va tagliata a frange e adattata alla forma della scarpa (io da dritta l'ho stondata).
A questo punto avete dei mocassini indiani (che possono tornare in ogni momento mocassini normali).
 
What changes is that for this project you should use as material leather or pile (which looks a little bit as suede) that do not fray, so you haven't to add inches for the edges.
Instead of making a square high three times the thickness of the strap, keep it much longer. The snaps must be applied so that the fabric forms a roll around the band, but leaving a surplus in the upper part facing towards the tip of the shoes (sorry, evem in this case the phase by phase photos died with my old pc).
Once applied the snaps,  the surplus part which does not cover the strap must be cut in fringes and adapted to the shape of the shoe (I've rounded it).
At this point you have moccasins (which can always go back to normal loafers).
 
 Se volete potete abbellirli ulteriormente decorando la parte che copre la fascetta (e che quindi non è tagliata a frange). Io ho scelto un motivo pseudo indiano realizzato con perline di vario tipo ^^
Erano secoli che volevo dei mocassini indiani!!
 
If you want you can further embellish and decorate the part that covers the strap (and therefore is not cut in fringes). I chose a pseudo Indian pattern made ​​with beads of various kinds ^^
I wanted Indian moccasins from ages!!

Mix etnico con rinoceronti/Ethnic mix with rinhoceros

 Orecchini/Earrings: fatti da me/selfmade

Maglietta/Tee: H&M (5€)
Collana/Necklace: tunisina, swappata/From Tunisi swapped
Salopette/Overall: mercato di Ferrara/open air market in Ferrara
Scarpe/Shoes: usate/used
 
Gli orecchini sono africani, la collana tunisina e la salopette indiana. Quando si dice etnico...
 
The earrings are african, the necklace tunisian and the overall indian. When you say ethnic...

martedì 25 giugno 2013

Pizza alla burrata

Lo scorso weekend io e la Pelosa Metà abbiamo sperimentato una nuova ricetta: la pizza alla burrata. La ricetta in sé è ridicolmente semplice: fare la pizza fatta in casa, metterci su a freddo la burrata intera (o tagliata secondo il numero di partecipanti) e un filo d'olio. E' una cosa veramente deliziosa *Q*
La burrata non deve assolutamente sciogliersi per il calore perché si rovinerebbe. Il guaio di questa pizza è che la burrata costa molto, noi l'abbiamo presa perché l'abbiamo trovata in sconto.
Una pizzeria di Milano che fa una pizza alla burrata deliziosa è Il trullo (che di base è un ristorante pugliese) e a pranzo costa anche abbastanza poco.
 
Last weekend me and the Hairy Half have experienced a new recipe: pizza with burrata (a kind of super fat mozzarella that melts in your mouth like butter). The recipe itself is ridiculously simple: make a homemade pizza, put on it a cold burrata (as a Whole or cut according to the number of participants) and a drizzle of olive oil. It 'something really delicious *Q*
The burrata must not be melt because heat would spoil it. The trouble with this is that the burrata is expensive, we have made this recipe ​​because we found it on discount.
 
 Restando in argomento cibo, mi sto abbuffando di frutta di stagione! Sono felicissima, quella estiva è la mia preferita. Dopo sei mesi a mangiare quasi solo arance sono in paradiso!
Qual è il vostro frutto preferito?
 
Staying on the topic of food, I'm eating a lot of the season's fruit! I'm so happy, summer's is my favorite. After almost six months eating almost only oranges I'm in paradise!
What is your favorite fruit?

Ristoranti stranieri di Milano

This post is about ethnic restaurants in Milan, so I'll write it in italian. As always, if you don't understand italian, but you want some piece of advice to eat ethnic in Milan write me it in the comments and I'll give you personal advice or add the translation, as you prefer.

Questo è un post di recensioni e consigli su vari ristoranti etnici di Milano a seconda di criteri come qualità e varietà del cibo, prezzo, servizio. Quando lo so, segnalo anche se i vari ristoranti fanno take away o accettano buoni pasto (conviene comunque controllare quest'ultima informazione per telefono).
Per giorni di chiusura, numeri di telefono, ecc. rimando ai siti dei vari locali o al buon vecchio google.
Per motivi di correttezza ho segnalato i ristoranti in cui non sia stata almeno due volte. L'elenco sarà aggiornato man mano che scopro nuovi ristoranti o in caso ci siano cambiamenti in quelli già recensiti.

AFRICANI

Asmara
Via Lazzaro Palazzi 5
Ristorante eritreo. I prezzi sono piuttosto modici anche la sera (si riesce a stare sui 15€ mangiando a sazietà, a patto di non prendere vino) e i piatti molto buoni (hanno ottime recensioni anche su Tripadvisor).
Menù con prezzi consultabile online (cosa meritevole).
I piatti sono molto interessanti: vengono serviti sul tipico pane spugnoso non lievitato che si usa anche come posata, quindi si mangia con le mani. In genere il piatto principale è di carne e viene servito con vari contorni. Esiste comunque un'alternativa vegetariana. Se si è in due viene servito un piatto comune. Dato il modo di mangiare forse non è un locale adatto a pranzi d'affari e gente con la puzza sotto il naso. Il cibo in genere è piuttosto speziato.
Un tempo la cucina nordafricana era la mia preferita, ma negli ultimi anni la trovo un po'pesante.
L'ambiente la sera è un po' cupo e forse anche troppo spoglio (o forse sono io che da un ristorante etnico mi aspetto le pacchianate), ma il servizio è estremamente gentile e abbastanza veloce.
http://www.ristoranteasmara.it/

ARABI

Aladino
Via Maiocchi 30
Ristorante siriano e libanese, con possibilità di preparare piatti siriani non elencati su richiesta.
Ottimo (e costosetto), a cena almeno sui 30€. Menù consultabile online (senza prezzi).
Giovedì, venerdì e sabato sera ci sono spettacoli di danza del ventre.
Presenza di veranda estiva (con vista sulla strada, non un granché).
Ci sono stata una sola volta, ma con una compagnia numerosa, il che mi ha permesso di assaggiare un po'di tutto. Buoni  soprattutto le salsine, il fagottino di sfoglia ripieno di formaggio di capra e il budino alla rosa con granella di pistacchi. Secondo il sito, i dolci arrivano freschi da Damasco.
L'arredamento è orientaleggiante, ma non esagerato, molto bello. E' un ristorante di lusso, che si dice sia frequentato anche da persone famose.
http://www.ristorantealadino.it/

CINESI

Casa del Ramen
Via Solari 23
La peculiarità di questo ristorante è la cucina a vista dove la pasta e i ravioli vengono preparati davanti agli avventori. Ci sono stata una sola volta. Il prezzo era medio per i ramen (sugli 8€), più alto per gli antipasti (6€ per 5 ravioli) e secondo me un po' eccessivo per dolci e acqua (3,50€ per due mochi piccolini e 1,50€ per mezzo litro d'acqua). La media però risulta decisamente bassa se si considera che, a parte i mochi, era tutto fatto a mano sul momento.
Il menù non è ricchissimo, come succede spesso nei ristoranti specializzati in un determinato piatto: c'è qualche antipasto, vari tipi di spaghetti artigianali in brodo e non, e qualche dolce.
In aggiunta a quanto ordinato, quando ci sono stata ci hanno servito dei sottaceti artigianali molto buoni.
Il ramen ha spaghetti spessi preparati momento, carne ottima e un uovo molto particolare. Il brodo è molto buono, ma forse troppo delicato per i miei gusti. In assoluto quello che mi è piaciuto di più sono stati i ravioli di maiale. Nonostante non sia il migliore ramen che abbia mai mangiato, lo consiglio senz'altro perché farsi preparare davanti cibi particolari come ramen e ravioli è un'esperienza da provare, tanto più se il risultato è molto buono.
https://www.facebook.com/Casa-del-Ramen-1638713889730342/

Wang Jiao
Via Felice Casati 7, vicino a Porta Venezia (sedi anche in Via Padova 3, viale Col di Lana 14, via Lomazzo 16).
Prezzi contenuti per un ristorante che rivendica sapori cinesi autentici. A pranzo ci sono menù decisamente economici, ma i prezzi sono più che accessibili anche alla carta.
Per ora ci sono stata una sola volta.
Il locale è decisamente più sobrio di solito a quello dei classici ristoranti cinesi, curato, moderno e accogliente.
Il menù è ricco, ma non ricchissimo. Le cose più particolari sono le tagliatelle fresche e le pentole di fuoco, ovvero pentole portate in tavola su di un fornelletto. Raccomandatissima quella con calamari fritti piccanti (ma attenzione, sono davvero piccanti).
Il servizio è molto cortese.
Ci tornerò senz'altro.
http://www.wangjiaomilano.com/

COREANI

Bab
via San Marco 34 (fra Moscova e Turati)
Per ora ci sono stata una sola volta.
Nasce come take away, ma ha anche dei tavoli per mangiare sul posto. Visto che il locale è piccolo e i posti a sedere sono molto pochi conviene prenotare.
L'arredamento shabby chic e le belle confezioni in cui sono serviti i piatti sono curati dai proprietari, che hanno fatto studi di design. L'ambiente è molto carino e accogliente (e ho adorato le lampade ricoperte di tessuto increspato), ma essendo un po'spartano è più adatto ad un'uscita con gli amici che a occasioni più formali.
Il menù non è molto vario né molto economico (per mangiare a sazietà si spendono sui 16-20€), in compenso è autenticamente coreano e i piatti, oltre ad essere davvero buoni, sono fatti con ingredienti locali come la carne piemontese. Il locale è celebre per i kimbab, rotoli di alghe e riso simili ai futomaki giapponesi, ma con ripieni più terrestri come manzo, pollo, uovo...li ho trovati effettivamente molto buoni. Vengono serviti anche ramion, noodles in brodo o asciutti. Ho trovato le porzioni non enormi, ma soddisfacenti. Io ho provato quelli saltati con la carne piemontese e quelli alla soia nera, trovandoli entrambi molto buoni. Ci sono anche in brodo di mare e vegetariani.
Un altro punto di forza del Bab sono i proprietari che sono davvero gentilissimi!
Nel locale sono in vendita anche confezioni di alghe croccanti condite con olio di sesamo, simili a patatine, che mi sono piaciute un sacco. Sono abbastanza piccole e costano 3€ l'una.

Gaya
via Scarlatti 3
Ottimo ristorante coreano, garantito dalla mia prof di antropologia della Corea come autentico e frequentato da coreani. I menù del pranzo sono molto economici, ce la si cava con una decina di euro, coperto incluso, che comprendono un piatto principale, dei contorni e una bottiglietta di acqua. I prezzi di sera sono decisamente più alti, dai miei ricordi si va sui 30-40 euro.

Koshikoba
via Moncalieri 5
Il mio ristorante coreano preferito di Milano per vari motivi: è uno dei pochi ad avere il tradizionale barbecue coreano (anche se non l'ho mai provato perché costicchia), è frequentato praticamente solo da coreani (anche troppo, infatti quello che parla meglio l'italiano è il cameriere pachistano, il resto del personale arranca), e a pranzo offre menù a buon prezzo, peraltro offrendone molti di più del mio secondo ristorante coreano preferito di Milano, il Gaya.
Ogni menù include acqua, antipasti, un piatto principale e caffè o the alla cannella.
Le porzioni sono molto abbondanti.
Consiglio in particolare la versione coreana dello chirashi (che è sempre costituita da fettine di pesce su riso, la differenza è che il riso è cotto in modo diverso, che c'è anche della verdura e che bisogna mischiare tutto), che però a volte non c'è, e gli spaghetti alla soia nera. Per chi non ha mai mangiato coreano potrebbe essere più adatto un piatto di carne. Comunque è tutto molto buono.

FILIPPINI
YUM - Taste of the Philippines
Viale Coni Zugna 44 (zona Sant'Agostino)
Secondo me per un pasto medio bisogna calcolare circa 18-22€ se si pensa di prendere antipasto e piatto unico o piatto unico e dolce e di bere acqua. Si può spendere molto di più (anche perché ci sono in menù bevande molto interessanti), ma anche meno.
Per ora ci sono stata una volta sola. Ci tornerò.
Il locale è proprio piccolino, ma molto bello, con panche imbottite sui due lati, tavolini quadrati componibili e lampadari cilindrici che proiettano una luce calda e creano una sorta di composizione astratta con i quadri disposti regolarmente sulle pareti ricoperte per metà da pannelli di legno. I tavoli sono apparecchiati senza tovaglia, ma tutti i piatti vengono serviti su sottopiatti in legno molto belli e come sottobottiglia c'è una foglia di palma in bronzo. L'effetto finale è moderno, ma accogliente, con un tocco etnico quasi impercettibile.
L'acustica non è delle migliori, la musica di sottofondo è un po' alta e i tavoli sono molto vicini fra loro.
Il bagno è grande, pulito e accessibile ai diversamente abili.
Il locale è molto frequentato da hipster.
Il servizio non è solo cortese, è veramente cordiale. Si percepisce il calore umano senza che sconfini nell'invadenza.
Il menù è ricco, ma non esagerato e i piatti sono spiegati in maniera dettagliata. La cucina proposta è quella tipicamente filippina, ma in versione contemporanea e internazionale. Oltre ai pansit (pasta), alle ciotole di riso, ai piatti di carne e verdure, che sono tutti tradizionali, infatti, il ristorante propone gli yum, ciotole di riso con ingredienti tipici, ma proposti in accostamenti innovativi.
Le porzioni non sono abbondantissime, per uscire soddisfatti conviene prendere un antipasto e un piatto. La presentazione è molto bella e curata.
I piatti vanno dai 6 ai 10€ degli yum, escludendo le ciotole di riso che sono ancora più economiche.
Il menù con prezzi (nota di merito!) è consultabile online, ma, per qualche motivo, senza gli antipasti.
Ho visto dei ragazzi fare l'aperitivo in piedi fuori dal locale, quindi sicuramente c'è anche quella possibilità.

FUSION

168
Viale Jenner 29
Prezzi: nei giorni feriali pranzo stomaco di ferro a 10,90 acqua demineralizzata, caffè e dolce compresi, menù bambini sotto i 9 anni 5,90. Nei giorni festivi menù stomaco di ferro a 12, 90 acqua demineralizzata, caffè e dolce compresi, menù bambini a 6,9. Cena sempre a 20,90 con acqua demineralizzata, caffè e dolce compresi, menù bambini a 10,90.
Buffet al centro del ristorante, bisogna alzarsi, servirsi e a volte anche fare la fila. Rifornimenti abbastanza frequenti dei cibi terminati, personale cortese, ambiente nè particolarmente affascinate nè brutto. Due set di bagni, uno singolo e uno multiplo, accessibili a disabili (ma direi che lo è tutto il ristorante, il problema in caso è dover fare continuamente avanti e indierto dal buffet).
A pranzo cucine giapponese, cinese e italiana, a cena si aggiunge quella brasiliana, tramite un omino che gira fra i tavoli offrendovi carne ancora calda da uno spiedo.
La cucina giapponese non vale la pena. Non è cattiva, ma nemmeno eccelsa e c'è poca varietà. Ai maki e uramaki california la sera si aggiungono sashimi e anguilla, ma niente di che.
Invece le cucine italiana (con eccezione della pizza che è un po'gnucca) e cinese non sono male.
Ci sono ravioli al vapore di tre tipi preparati sul momento e si può portare al banco un piatto di ingredienti che vengono cotti sul momento.
Di recente hanno eliminato la cucina wok, che secondo me era l'elemento di punta del locale, per cui ho deciso di non andarci più perché il resto non è male, ma nemmeno così buono o vario da giustificare la spesa.
http://www.ristorante168.com/

An
via Tertulliano 28
Vedi Rakki Sushi

Famoso
in viale Abruzzi 76, via Vigevano 9
Cucina giapponese, cinese e tailandese. Fa consegne a domicilio. Menù consultabile online, ma senza prezzi.
Sono stata solo una volta nella sede di viale Abruzzi, ma vorrei tornarci.
Ho speso più di quanto io sia abituata, ma i prezzi non sono terribili: la sera per antipasto e primo più birra cinese (divisa in due) ho speso 19 euro. A pranzo ci sono menù di tutte le cucine. I più economici sono quelli cinesi e i più cari quelli giapponesi.
Mi hanno detto che la cucina giapponese del famoso non è incredibile, così ho mangiato tailandese. Gli involtini (da mangiare con salsa e foglie di menta) erano deliziosi, mentre con il primo ho fatto fatica perché erano spaghetti di riso al curry verde e granchio, solo che il granchio era ancora nel guscio e senza apposite posate, quindi ci ho messo secoli. Ho assaggiato anche la pasta vegetariana (fantastica, meglio della mia) e il maiale in agrodolce (molto buono).
http://www.famosofusion.com/

Fuorimano
Via Roberto Cozzi 3
Ci sono stata una volta sola, su consiglio di un amico che lo apprezza molto. Secondo il sito, è una pizzeria gourmet, burger bar, cocktail bar, teerìa, libreria, pasticceria e caffè letterario. Fa anche brunch (con menù consultabile online). Quindi lo si può considerare un fusion italoamericano.
Vuole essere un posto per tutti, ma si evince subito l'aria giovane e un po' hipster, a partire dalla location in un capannone riarredato con gusto usando mobili di recupero (c'è anche un pianoforte) e dal cibo apparentemente terra-terra (pizze, burger, hot dog), ma declinato in chiave gourmet in una formula originale, ma con prezzi non proprio popolari.
Nel locale si svolgono vari eventi, specie musicali.
Il menù del cibo (consultabile online con prezzi, bravi!) è molto originale e consiste in un elenco usa e getta con nome e tavolo da scrivere in alto (la penna viene fornita da loro) e caselle da barrare per comporre il proprio burger o hot dog (la parte delle pizze è più tradizionale). Il più versatile è il burger, per cui si possono scegliere tre tipi di pane fatto in casa (c'è anche senza glutine), hamburger, condimento, formaggio, verdure, salsa. Per l'hot dog si possono scegliere il tipo di wurstel, salsa e condimento.
Una formula decisamente interessante, che permette agli avventori di sperimentare e divertirsi. Per chi non volesse osare c'è il burger della settimana (è presente anche una pizza della settimana).
Le dimensioni dei burger non sono eccezionali, per saziarsi conviene prendere anche delle patatine, che sono tagliate grosse, con la buccia e con varie opzioni di condimento (un mio amico che frequenta il locale dice che la loro salsa cheddar è troppo liquida).
C'era una lista di birre molto ricca, di cui però quelle in bottiglia decisamente costose.
La sera in cui ho sperimentato questo locale il servizio era un po' lento, ma cortese.
In definitiva, l'unico vero problema di questo locale sono i prezzi: per un burger di dimensioni medio-piccole si spendono circa 12€ (solo la carne costa 8€, quindi è difficile scendere sotto quel prezzo e molto facile salire), a cui aggiungere le bevande e magari un contorno. Il burger del giorno costa 15-19€ con patatine incluse, quindi non è una buona soluzione per risparmiare. Il coperto non si paga, ma non è una gran consolazione. Bisogna aggiungere che a fronte di questi prezzi non tutti gli ingredienti sono perfetti (per esempio veniva usata guacamole conservata, nonostante il pane fatto a mano e la carne di qualità) né abbondanti (due amici avevano chiesto panini con avocado ma non lo hanno sentito).
Ci tornerei? Forse. L'idea è originale, il locale bello e mi piacerebbe provare a comporre il mio hamburger, ma i prezzi mi sono sembrati alti e non del tutto giustificati.

Junyue
Via Valtellina 65
Il ristorante è aperto tutti i giorni a pranzo dalle ore 12:00 alle ore 15:00 a cena delle ore 19:00 alle ore 23:00.
A pranzo c'è un menù all you can eat da 11,90€ (6,90€ per i bambini di altezza inferiore a 120 cm), con bevande, caffè e dessert esclusi. A cena c'è un menù all you can eat da 21,90€ (11,90€ per i bambini di altezza inferiore a 120 cm), con bevande, caffè e dessert esclusi. Il ristorante accetta ogni genere di buono pasto e svolge servizio di Take away.
Per ora ci sono stata una sola volta di sera.
Il locale è enorme e arredato in modo che mixa con un buon effetto la modernità e la tradizionale pacchianaggine da ristorante cinese con vasi "ming" e dorature varie. Non è molto luminoso.
Il servizio è alla carta.
Lo Junyue si è rivelato un'ottima sorpresa, al livello dei miei all you can eat preferiti della città, il Senju e il Nara. Per prima cosa mi ha colpito la qualità del cibo, decisamente migliore di quella dei soliti all you can eat (bisogna dire che la sera il prezzo è abbastanza alto). Poi mi è piaciuta la varietà, sia di cucine, visto che di sera il ristorante prepara piatti giapponesi, cinesi e thailandesi (a pranzo invece ci sono solo piatti giapponesi e qualche piatto cinese), sia di piatti e l'originalità di alcuni roll.
Meraviglioso l'uramaki al tonno piccante, troppo formaggio sia nell'ama ebi sia nel rotolo fritto al philadelphia. Fra i piatti thailandesi, i calamari al curry sono buoni e la zuppa di gamberi e latte di cocco ancora di più.
Come tocco finale meraviglioso per la digestione, c'è il sorbetto al limone, incluso nel prezzo del menù (suppongo solo a cena).
http://www.ristorantejunyue.com/
https://www.facebook.com/junyuemilano/

Kota Radja
Piazza Baracca 6
Il menù è consultabile online. Si accettano prenotazioni. Parcheggio difficile.
Nonostante il menù fusion con anche cucina giapponese e alcuni piatti indonesiani, il Kota Radja è rinomato soprattutto per la cucina cinese e infatti, oltre ad avere personale esclusivamente cinese, questa impronta è evidente nell'arredamento sgargiante, con pannelli di legno alle pareti, decorazioni colorate e dragoni (che ovviamente a me è piaciuto un sacco). Ci sono stata una sola volta e ho mangiato cinese. Mi è parso che i piatti in menù fossero quelli più diffusi nei ristoranti cinesi, compreso il riso cantonese che non è davvero cinese. Essendo con una compagnia numerosa, sono riuscita ad assaggiare vari piatti e ho trovato tutto buono, ma niente davvero speciale eccetto i wanton fritti, leggeri e gustosi, con una forma diversa da quella vista in altri posti (anche se la salsa non era perfetta) e l'anatra alla pechinese. Questo piatto in genere va prenotato, ma quando sono andata io ce n'erano alcune porzioni disponibili. E' costituito da sfoglie di riso in cui avvolgere un mix di salsa, porro (o simili) e anatra. L'ho trovato meraviglioso, ma più del mio parere conta quello di mia madre che l'ha mangiato in Cina, e che ha apprezzato molto anche la versione del Kota-Radja. Ho mangiato anche frutta caramellata, che non sempre si trova.
Il personale è gentile, anche se un cameriere è stato pericolosamente vicino alla strafottenza tutta la sera.
I prezzi sono leggermente più alti di quelli dei ristoranti cinesi da quattro soldi, ma direi che con 20€ si può mangiare a sazietà.
Esistono menù sia a pranzo sia a cena, ma quelli più economici a cena non sono disponibili.
http://www.kotaradja.it/

Noodles dell'Italian Noodles
Italian Noodles
Via Vigevano 33, a Milano, vicinissimo alla stazione di Porta Genova.
Il ristorante fa consegne dalle 12:30 alle 14:30 e con un sovrapprezzo di 5€ più IVA (a meno di non superare i 35€) dalle 19:30 alle 22:30. A pranzo le consegne per gli uffici sono gratuite. Il servizio non copre tutta la città, ma solo una certa zona. Non accettano carta di credito, ma a pranzo prendono vari buoni pasto.
E' un piccolo locale con qualche tavolino sulla strada, specializzato in noodles di vari tipi preparati con ricette fusion che mescolano Italia e Giappone (con una punta di Thailandia). Affianco a pochi piatti tipici come il ramen, il pad thai, alghe wakame e involtini primavera, troviamo tutta una serie di noodles, maki e onigiri fusion molto interessanti, fra cui anche i maki dolci (che in realtà sono semplicemente dolci a forma di maki). Fra le bevande si trovano anche birra e tè giapponesi. Ci sono anche opzioni vegetariane e vegane.
I prezzi sono convenienti soprattutto se si prende un piatto di noodles: le porzioni riempiono e si resta sui 10€. Più costosi antipasti, e maki (4 pezzi costano circa 5-6€), ma in realtà bisognerebbe vedere le dimensioni e il potere saziante del piatto.
Per ora ci sono stata una volta sola e ne sono rimasta soddisfattissima. Ho provato i noodles sea weed, composto da tagliolini al nero di seppia saltati con salsa di ostrica e condito con alghe wakame, gamberi in tempura e tobiko. Ho assaggiato i crunchy, fettuccine all'uovo in salsa natura (?) con gamberi, pancetta croccante e semi di sesamo. Mi è parso un piatto piuttosto vicino alla carbonara, buono, ma pesantuccio.
Mi è piaciuto tutto tantissimo e voglio assolutamente tornarci per assaggiare nuovi piatti!!!

Jubin
Via Paolo Sarpi 11, ma c'è un'entrata anche da via Bramante
Prezzi: piuttosto bassi, con 15€ si mangia un sacco. La cucina giapponese costa più di quelle cinese e vietnamita, ma è un po'più economica del prezzo standard.
La cucina giapponese non è cattiva, ma è scarsina. Per gli estimatori, però, hanno le barche. Le cucine cinese e vietnamita invece sono ottime, consiglio piuttosto quelle. La qualità della cucina cinese è assicurata dal fatto che il locale è al centro della chinatown milanese ed è frequentato da cinesi.
Locale ampio e confortevole, con acquari. Alcuni tavoli hanno una piattaforma girevole per passarsi i piatti e assaggiare un po'di tutto, un'idea davvero geniale!
Servizio un po'sbrigativo (spesso il locale è piuttosto affollato, anche se in genere il posto si trova), ma cortese. Bagni multipli, da raggiungere tramite scale.
I piatti che mi sono piaciuti di più le varie volte che ho mangiato al Jubin sono stati il pollo fritto, l'anatra bambù e funghi, i tagliolini in brodo d'anatra (lo sapevate che il ramen viene dalla Cina?), gli involtini vietnamiti e la frutta caramellata, che però viene fatta solo in alcuni giorni.

Rakki Sushi
via Tertulliano 28
E' il vecchio An che ha chiuso e riaperto quasi uguale. E' sempre un fusion che fa piatti thailandesi, giapponesi, vietnamiti e cinesi e ha un'offerta all you can eat (a cena costa 19,50€)
Ci sono stata solo una volta (due se contiamo la precedente versione) mangiando thailandese grazie ad un coupon.
L'ambiente è molto carino e accogliente, con pareti verdi, decorazioni buddiste, lanterne e dettagli in legno chiaro.
Gli antipasti erano buoni, il resto niente di che, a parte la zuppa piccante con gamberone (uno) e latte di cocco che era acidissima e che sconsiglio.
In definitiva direi che non ci tornerei a prezzo pieno e forse nemmeno con un coupon. Ovviamente questo giudizio riguarda solo i piatti thai che abbiamo provato, magari gli altri sono più interessanti.


Ramen House
Viale montenero 62
I prezzi sono senz'altro accessibili, i dim sum costano fra il 3 e i 6,5€ e i ramen costano fra gli 8 e gli 11€.
Ramen House, un ristorante e sakè bar specializzato in ramen e dim sum.
I dim sum sono buoni, ma non eccezionali, i wan tan migliori che abbia mai mangiato a Milano rimangono quelli del Kota Radja.
Il ramen invece è veramente ottimo, migliore di tanti che ho mangiato in Giappone. L'unico ramen all'altezza di questo a Milano è quello di Tomoyoshi Endo e l'unico superiore quello di Fukurou.
La Ramen House permette di scegliere la pasta del ramen fra spaghetti di riso, spessi spaghetti udon e tagliolini all'uovo. Anche per questo, secondo me, offre un ramen più vicino all'originale cinese che alla versione giapponese, che in genere usa solo tagliolini all'uovo (l'udon è considerato un altro tipo di zuppa). La diversa pasta può comportare una differenza anche di sapore, il ramen al maiale arrosto nella versione con spaghetti di riso conteneva dello zenzero che nella versione con i tagliolini all'uovo non era presente.
Il locale è moderno, pulito e accogliente, elegante in maniera un po' fredda a causa dell'arredamento bianco e nero. Il bagno è pulito e accessibile anche in sedia a rotelle. Il servizio è cortese e piuttosto veloce. Nel finesettimana  il locale potrebbe essere affollato, meglio prenotare.


GIAPPONESI

GRECI

Itaka
via Ariberto 3, a Milano (MM S. Agostino)
Per ora ci sono stata una volta sola.
E' che è un posto carino con cibo buono, ma niente di veramente tipico o imperdibile. Il menù di fatto sembra composto relativamente poche cose servite con nomi diversi.
Gli antipasti misti costano tanto, 15€, ma le porzioni sono giganti: ne abbiamo prese due in 9 e sono bastate. In compenso sono sostanzialmente assaggini di tutti gli altri piatti.
I piatti unici sono un po' in stile tex-mex, nel senso che il piatto ordinato viene accompagnato da insalata, una salsa (a volte barbecue) e spesso patatine. Costano tutti abbastanza poco, fra gli 8 e i 13€. Il maiale forse è il peggiore, anche perché accompagnato da salsa barbecue non era davvero niente di speciale. La feta grigliata è interessante. Ma il piatto migliore è la moussaka, che non a caso è anche il piatto più costoso, 16€, ed è preparato per un minimo di due persone.
Il vino rosso greco non era niente male.
L'ambiente è spazioso e carino, in stile shabby chic. Il servizio è gentile, anche se non sempre competente.

Vero sapore greco
Ripa di Porta Ticinese 13, sui navigli
Fa anche consegne a domicilio. A pranzo è aperto dal lunedì a venerdì dalle 12.30 alle 15.30. A cena è aperto da lunedì a giovedì dalle 19.00 alle 24.00, venerdì fino alle 03.00. Durante il weekend fa orario continuato: sabato dalle 12:30 alle 03:00 e domenica dalle 12.30 alle 24.00.
Prezzi: quasi da fast food, si può mangiare con 7-10€. Non c'è differenza nell'offerta fra pranzo e cena.
L'interno è minuscolo, con 4-6 tavolini con sgabelli alti, cucina a vista e camerieri frenetici che vanno e vengono, mentre, durante la bella stagione, all'esterno ci sono vari tavoli per circa 30 posti totali. Quando si fa l'ordine si riceve un numero e si viene chiamati per ritirarlo.
Il gestore è greco e garantisce che il 95% delle materie prime vengono direttamente dalla Grecia, in modo da offrire, appunto "il vero sapore greco". Perfino l'acqua naturale nelle bottigliette di plastica da mezzo litro è greca, infatti costa 1,50€. Per lo stesso prezzo tanto vale provare l'acqua vitaminica (?), o ancora meglio la favolosa birra greca al cardamomo Odiyssey che però costa 4,50€.
Il piatto che va di più sono le pite, che possono essere fritte (buonissime) o no e costano circa 5€. Per il ripieno ci sono varie scelte, vegetariane e non di cui molte includono un ingrediente principale, verdure e patatine fritte. Io ho provato quella con polpette di ceci e con polpette di zucchine e menta e la seconda è decisamente superiore, deliziosa. Anche la salsa è a scelta: si può scegliere fra tzaziki (yogurt greco, cetrioli freschi, aglio), yogurt greco, aneto e menta, maionese, senape e cetrioli, kopanisti (feta dop e peperoncino piccante), melitsanosalata (melanzane e maionese) e tirosalata (feta). Io ho provato la salsa tzaziki e la kopanisti ed entrambe erano fantastiche.
Oltre alle pite preparano anche dei piatti, come la moussaka, e dei dolci, fra cui yogurt greco con miele e noci. La varietà non è tantissima.
C'è un'opzione menù a 10€ che include pita gyros, dolce e bibita, e una a 12€ con pita, dolce e birra.

INDIANI

Nabab
Piazza Sant'Agostino 2, proprio di fianco alla fermata della metrò verde.
I prezzi a cena sono un po' alti (credo sui 25€ a seconda di quello che si sceglie), a pranzo ci sono menù da 10€. 
L'arredamento è etnico in stile indiano, piuttosto pacchiano ma non sgradvole. Ci sono molti posti a sedere quindi non credo ci sia bisogno di prenotare.
Piatti molto buoni e molto abbondanti.
Attenzione solo a farsi portare al tavolo il menù del pranzo, ogni tanto non lo fanno.

Rajaput
Via Stoppani 10, vicinissimo a corso Buenos Aires
Ristorante indiano garantito da amici di amici indiani XD. A pranzo ci sono dei menù piuttosto economici (sui 9-13€), ma che lasciano un po'di fame. La sera il ristorante più caro, ma ci sono comunque dei menù fissi. Comunque si dovrebbe riuscire a stare sui 24€ mangiando bene.
Il locale è carino, molto ornato e poco luminoso, nel tipico stile dei ristoranti indiani milanesi.
Il servizio è cortese, eppure si ha l'impressione di essere guardati dall'alto in basso (magari però sono io).
http://www.rajput.it/

Lo Shalimar
Shalimar
Corso di Porta Romana 25 (fra Missori e Crocetta, abbastanza vicino anche al Duomo)
E' un buco di locale, ma anche se è piccolissimo e in teoria fa solo take away (ha giusto qualche sgabello e due tavolini per sedersi e bisogna essere fortunati per trovarli liberi) è veramente ottimo e costa molto poco. In più se non fa freddo e c'è bel tempo in zona ci sono un sacco di giardinetti e altri posti dove si può andare a mangiare. E' anche aperto tutti i giorni.
Il ristorante ha una selezione interessante di piatti e bevande indiani. Io ho sempre trovato tutto ottimo, in particolare il pane, i piatti con melanzane e quelli con le lenticchie e i dolci al cocco e ai pistacchi (altri mi sono parsi troppo zuccherosi, in particolare quello al latte). Come bevanda segnalo il lassi, una sorta di yogurt che può essere aromatizzato alla frutta (fantastico quello al mango).
Mio padre, che è stato in India, mi ha detto che i sapori sono gli stessi.
Inoltre è economico e le varie pietanze si possono comporre in un "menù" con riso, verdure e carne a scelta fra quelli disponibili a 7€ oppure con riso e due tipi di verdura a 6€.
E' particolarmente comodo per gli studenti dell'università statale o per le persone che abitano o lavorano in quella zona.

The dhaba
via Panfilo Castaldi 22 (zona Porta Venezia)
L'arredamento è stupendo, tutto colorato, posate particolarissime, bicchieri di vetro blu...tutt'altro che un ristorante anonimo.
A pranzo (tranne il sabato) ci sono i menù che vanno dagli 8 ai 18 euro circa, bevande escluse. La sera o il sabato a pranzo i prezzi sono decisamente più alti, al minimo 15€ mangiando poco.
I piatti sono piaciuti molto sia a me sia a tutti gli amici che ci ho portato. Le porzioni mi sono parse più abbondanti di quelle del Rajaput e il personale più cortese.
Una volta la cucina è stata tacciata di inautenticità dalle vecchiette del tavolo di fianco che erano state in India. Io non mi posso pronunciare.
Lo consiglio, ma con il menù.
http://www.thedhaba.it

MESSICANI E TEX-MEX

Broadway
Viale Sarca 336, all'interno del Bicocca Village
Ristorante tex-mex che fa anche pizza e piatti italiani.
La cucina è pesantuccia in stile fast-food, però i prezzi mi sono parsi più contenuti di quello che è considerato il fast food tex-mex più famoso, cioè l'Old Wild West. Con 15€ si mangia abbastanza.
In certi momenti c'è un'ottima promozione sulle birre, che però non è segnalata sul sito, quindi provate a chiedere.
La selezione di piatti messicani non è vastissima né particolarmente autentica però è buona. Consiglio in particolare il pazzesco burrito di pollo (coperto di formaggio e salse di ogni genere) e le patate ripiene di formaggio fuso e pancetta. Ho provato anche il mix di frittura e i nachos con salse, che non sono male. Unica pecca la frittura di formaggio con peperoncini, che usa formaggio fresco invece che filante e peperoncini normali invece dei jalapenos.
Il servizio è efficiente, anche se può essere un po'lento durante i momenti di massimo affollamento.
La location è decorata ispirandosi ai classici film americani, in maniera pacchiana, ma non tremenda, comunque essere all'interno di un centro commerciale non aiuta. In compenso si può associare la mangiata a dello shopping o alla visione di un film.
http://www.broadwaycafe.eu/pg/broadway.cfm?sezID=1

Mezcalito
Via Copernico 8 (vicino alla Stazione Centrale)
Prezzi a cena superiori ai 25€ a cena (attenzione: i nachos con salsa di inizio pasto che NON sono gratis come sembra anche se li mettono sul tavolo senza chiedere niente, il che è davvero disonesto). Orari bizzarri, da controllare bene sul sito.
Ci sono stata una sola volta con un coupon.
L'arredamento è sovrabbondante e pacchiano, (e infatti l'ho adorato) e il servizio non velocissimo, ma molto cortese. L'unico inconveniente del locale sono i prezzi: col coupon abbiamo speso 25 euro in 2 a cui abbiamo dovuto aggiungere 6 euro per bevande e nachos. Guardando il menù abbiamo visto che i piatti principali costavano tutti intorno ai 15 euro, quindi di sicuro non si spende meno di 20 a testa con un pasto scarso.
Però abbiamo mangiato divinamente!!! Oltre ad essere veramente buoni, i piatti erano presentati in maniera decisamente gradevole. Le porzioni erano relativamente piccole, ma visto che il cibo era pesantuccio non è stato un problema. Abbiamo provato nacho Sonora e queso fondido, tortilla di pesce (con gamberetti e surimi), budino alla banana con spezie e budino al cioccolato (pure speziato), tutto ottimo.
Mi piacerebbe tornarci, ma possibilmente con un altro coupon.

Mexicali
Questo locale fa parte di una catena presente anche a Bergamo, Lecco, Villasanta e Verona. Io sono andata nella sede di via Valtellina a Milano.
Come succede spesso con i ristoranti messicani di Milano, i prezzi sono piuttosto alti: sui 20€ a testa bevendo solo acqua, dividendosi l'antipasto, mangiando un piatto a testa e senza dolce.
A livello di autenticità non è perfetto, ma la qualità mi è parsa molto buona: la guacamole era ricca e saporita, e la carne succosa.
Il locale è molto suggestivo, in pietra, vetro e metallo. Di sabato è meglio prenotare.
Anche se era buono, non era abbastanza speciale da volerci tornare per forza.

U.S.A.

Fancy Toast
Via Volta 8
I costi sono piuttosto alti. I 5 toast salati costano dai 5,45 ai 6,45€, i 5 dolci dai 2,95 ai 3,95€, il succo di frutta 5€, i fancy drinks (lemonade e pompelmonade) 2,95€. Il caffè americano è a refill libero per 1,50€ ed è senz'altro la scelta più economica dopo l'acqua (pare che negli Stati Uniti sia una tipica bevanda da toast). Sicuramente si pagano anche l'atmosfera hipster e l'hype mediatico.
Fa toast nello stile di San Francisco, che sono un'unica fetta di pane spessa  2,5 centimetri (ovvero un pollice) su cui possono essere disposti ingredienti di vario tipo, dolci o salati. 
Il locale è minuscolo, E' prevalentemente nero, con tavolini optical bianchi e neri, neon decorativi e degli sgabelli in rame piuttosto scomodi, leggerissimi e scivolosi. Il bancone della cucina è a vista e i toast vengono preparati sul momento. Prima si fa lo scontrino e poi si viene serviti.
Il pane di Fancy Toast viene chiamato superbread perché è integrale, artigianale, a lievitazione naturale. La ricetta è segreta. Viene servito leggermente croccante fuori e morbidissimo all'interno.
Ci sono stata una sola volta e ho provato, il loro toast più famoso, l'epic avocado toast, il salmon west toast e il pacific toast. Tutti buoni, e il pacific molto buono, però... niente di davvero indimenticabile.
Molto buona anche la pompelmonade, limonata rosa al pompelmo.

Steak 'n Shake
Viale Sarca 336
Steak 'n Shake è una catena statunitense fondata nel 1939, specializzata in hamburger e milkshake di qualità. Gli hamburger sono fatti con tagli di bistecca e preparati a mano, le patatine fritte sono fatte con patate fresche e tagliate a mano (con la buccia) e anche i milkshake sono preparati con vero latte al momento dell'ordine e guarniti con panna montata e una ciliegia sciroppata. Lo slogan “In Sight It Must Be Right” deriva dal fatto che il cibo servito è preparato al momento sotto gli occhi dei clienti nella cucina a vista.
I prezzi sono alti, ma lo è anche la qualità. Consiglio in particolare il panino con la guacamole e le patatine con cheddar e bacon. Si può chiedere di avere una bibita con refill illimitato: se ne si bevono almeno due bicchieri già si risparmia.
La fama di servire i milkshake migliori del mondo è eccessiva, ma sono molto buoni e quello grande è davvero gigantesco (d'altronde costa sui 7€).
Si ordina e si paga al bancone, ma si viene serviti al tavolo.
Il locale è grande e pulito, in uno stile che vuole somigliare ad una vecchia hamburgereria americana senza rinunciare alla modernità, bianco, nero e rosso. I bagni sono piuttosto grandi e in genere puliti.

VIETNAMITI

Vietnamonamour
Siamo in Via Torquato Taramelli 67 o Via Alessandro Pestalozza 7 (la seconda sede è anche Bed & Breakfast)
Prezzi sui 30€, ambiente piccolo ma carino (bisogna prenotare).
Cucina vietnamita con influenze francesi, vini italiani. Buona cucina e personale molto gentile.
Per ora ci sono stata solo una volta. Purtroppo, visto che avevano appena riaperto, alcuni piatti non erano disponibili, quindi non mi sento di fare una vera e propria recensione. Consiglio senz'altro l'eccezionale creme caramel al cocco.

Vinh Ha Long
Piazza Antonio Baiamonti, 5 (vicino a Paolo Sarpi e al cimitero monumentale).
Ottima cucina vietnamita a prezzi accessibili. In due con due antipasti, due primi, una bottiglia d'acqua, due caffè vietnamiti e il coperto abbiamo pagato un conto sui 30€.
Per ora ci sono stata un'unica volta ma ne sono stata entusiasta. Gli antipasti erano buoni, ma quello che mi ha colpito di più è stata la la pasta in brodo (in questo ristorante si può scegliere la grandezza della porzione fra piccola, media e grande, con prezzi che variano di 1€ circa da una all'altra), soprattutto il pho, il più famoso piatto vietnamita (io ho provato la versione al manzo).
Mi è piaciuto moltissimo anche il caffè vietnamita.
Locale di grandezza media, né bello né brutto, personale gentile, bagno pulito e accessibile.
Il menù è disponibile sul sito, purtroppo senza prezzi.

Bloglovin'

 
Visto che Google Reader a luglio scomparirà e che pare che anche Google friend connect sia minacciato, ho aperto un account Bloglovin'!
Se avete voglia seguitemi anche lì ^^
 
As Google Reader is going to disappear in July and Google friend connect may follow I joined Bloglovin'!
If you want follow me there too ^^

Strega hippie e acqua/Hippie witch and water

 Collana/Necklace: fatta io/handmade
Maglietta/TeePrimark (4,50€)
Gonna/Skirt: usata, mercato in Liguria/used, open air market in Liguria (3,33€)
Scarpe/Shoes: mercato di via Papiniano, Milano/Papiniano street open air market, Milan (13€)

Come ogni estate, in questo periodo sto bevendo una quantità spropositata di acqua. Quest'anno però c'è una novità: ho deciso di sostituire la solita bottiglietta di plastica con una borraccia. E' più sano per chi beve ed è più rispettoso dell'ambiente. In più, con una bella copertura termica, è anche molto più carino ^^

As every summer, in this period I'm drinking an enormous amount of water. But this year there is something new: I decided to replace the usual plastic bottle with a flask. It's healthier for those who drink and is more environmentally friendly. And with a nice termic cover is cuter too ^^

lunedì 24 giugno 2013

Spoon di Giugno/Spoon, June issue


Anche in questo numero Spoon ha fatto un servizio in collaborazione con la celebre marca lolita Angelic Pretty, secondo me con risultati inferiori a quelli del numero precedente.

Spoon collaborated with the famous lolita brand Angelic Pretty even in this issue, as for me with lower results than the ones of the issue before.
 

Quello che mi è piaciuto di più di questo numero sono stati i bellissimi e dettagliatissimi accessori a forma di cibo!

What I liked most of this issue were the beautiful and detailed food-shaped accessories
 

Coniglietti *W*

Bunnies *W*
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