venerdì 19 settembre 2014

Istanbul: day 5

Il quinto giorno, visto che sono vicinissimi fra loro, abbiamo deciso di visitare tre dei monumenti più famosi di Istanbul: l'Aya Sofya, la basilica cisterna, e la moschea blu. Sembra un programma bello pieno, invece nel primo pomeriggio avevamo già finito e siamo riusciti a vedere anche altro.
Abbiamo cominciato dall'Aya Sofya, di cui avevo letto tanto nei libri d'arte e che un giorno speravo tanto di vedere.
L'attuale struttura è stata costruita sul sito di chiese più antiche e inaugurata nel 537 come Hagia Sophia o chiesa della Divina Sapienza. All'epoca della sua costruzione era la chiesa più grande della cristianità. Nel 726, durante il periodo iconoclasta, vennero distrutti statue e mosaici originali. Durante la quarta crociata fu saccheggiata dai cristiani latini guidati dal doge veneziano Enrico Dandolo, poi sepolto nella cattedrale stessa. Restaurata durante la riconquista bizantina della città del 1261, fu convertita nella moschea di Aya Sofya dopo la conquista da parte del sultano Maometto II. Durante il periodo in cui è rimasta una moschea, sono stati eretti quattro minareti e aggiunte varie strutture e decorazioni e, visto che l'Islam non ammette rappresentazioni figurative nei luoghi di culto, i mosaici ecc. sono stati coperti in maniera che si conservassero, ma non fossero visibili.
L'Aya Sofya è rimasta una moschea fino al 1935, quando il primo presidente turco Atatürk l'ha trasformata in un museo, facendo rimuovere i tappeti, ripristinare i mosaici e restaurare l'intera struttura.

On the fifth day, as they are very close to each other, we decided to visit three of the most famous monuments in Istanbul: Aya Sofya, the Basilica cistern, and the Blue Mosque. It looks like a nice full program, however in the early afternoon we had already finished and we were able to do even more. 
We started with Aya Sofya, about which I had read so much in art books and that I really hoped to see it one day. 
The current structure was built on the site of older churches and was inaugurated in 537 as Hagia Sophia or the Church of the Divine Wisdom. At the time of its construction it was the largest church of Christendom. In 726, during the iconoclastic period, the original statues and mosaics were destroyed. During the Fourth Crusade it was sacked by Latin Christians led by the Venetian Doge Enrico Dandolo, afterwards buried in the cathedral itself. Restored during the Byzantine reconquest of the city in 1261, it was converted into the mosque of Aya Sofya after the conquest by the Sultan Mehmed II. During the period in which it has remained a mosque, four minarets were erected and various structures and decorations added and, given that Islam does not allow pictorial representation in places of worship, the mosaics etc.. were covered so to be protected, but not visible. 
Aya Sofya remained a mosque until 1935, when the first turkish President Atatürk turned it into a museum, by removing the carpets, removing the covering from the mosaics and restoring the entire structure. 

Abbiamo cominciato la visita dalle türbe, le tombe dei sovrani e dei principi ottomani e delle loro mogli, ospitate da piccoli edifici separati dal complesso principale, fra cui l'antico battistero. Anche se sono interessanti e riccamente decorate, la cosa che mi ha interessato di più sono le tombe in sé. Nell'Islam il colore del lutto è il verde (abbiamo anche visto un carro funebre verde), quindi i sarcofagi sono verdi. A un'estremità della cassa è spesso posto un turbante bianco. Questi copricapi sono anche incisi sulle steli di pietra delle sepolture maschili più comuni (suppongo però solo quelle precedenti alle riforme europeizzanti di Atatürk, che fra le altre cose hanno imposto abiti all'occidentale), quindi i cimiteri turchi sono una sfilza di cappellini.

We started the visit from the türbe, the tombs of the Ottoman kings and princes and their wives, hosted by small buildings separated from the main complex, including the ancient baptistery. Even if they are interesting and richly decorated, the thing that interested me the most were the tombs themselves. In Islam the color of mourning is green (we even saw a green hearse), so the sarcophagi are green. At one end of the case there is often a white turban. These hats are also engraved on stone steles of the most common male burials (I assume, however, only those before the reforms of Atatürk, which among other things imposed Western clothes) so Turkish cemeteries are a slew of hats.

Siamo riusciti a saltare un po'di coda grazie al museum pass, ma siamo comunque entrati molto lentamente perché all'accesso si era esaminati con un metal detector. E' successo in vari altri monumenti e ci siamo chiesti che tipo di pericoli si aspettassero.
All'interno erano ancora in corso restauri, quindi la parte sinistra era coperta da impalcature, ma sono rimasta comunque impressionata: la cupola sostenuta da quattro colonne nascoste e le molte finestre danno davvero l'effetto di leggerezza tanto decantato nei libri di arte (oltre a rendere molto difficile fare belle foto, ma va beh)!

We were able to avoid some of the queue thanks to the museum pass, but we still walked in very slowly because accessing people was examined using a metal detector. It happened in various other monuments and we wondered what kind of dangers they expect. 
The inside was still being restored, so the left side was covered in scaffolding, but I was nonetheless impressed: the dome supported by four hidden columns, and the many windows really give the effect of lightness so vaunted in art books (it also makes very difficult to take good pictures, but it's okay)! 

Nella decorazione interna si fondono le varie epoche e le varie religioni: si trovano il quadrato di marmo su cui era posto il trono dell'imperatore bizantino (quello dell'imperatrice, secondo gli antichi dettami che imponevano la divisione dei sessi nei luoghi di culto, era posto al piano superiore), una sorta di edicola in cui il sultano poteva pregare indisturbato, riparato da attentati, i mosaici bizantini, enormi medaglioni di fattura recente con calligrafia araba, i bassi lampadari ottomani che si fermano a pochi metri dal pavimento, una colonna miracolosa in cui infilare un dito per guarire dai propri mali, e così via.

The interior decoration is a blend of different times and different religions: there is the square of marble on which was placed the throne of the Byzantine Emperor (the empress', according to the ancient dictates, that required the division of the sexes in places of worship, was placed on the upper floor), a sort of shrine in which the sultan could pray undisturbed, sheltered from the attacks, Byzantine mosaics, recent huge medallions with Arabic calligraphy, low Ottoman chandeliers that stop a few feet from the floor, a miraculous column in which to put a finger to be healed from an illness, and so on. 

La parte che mi ha colpito di più è stata quella della galleria superiore, che si raggiunge tramite una rampa spiraliforme come quella della torre di Siviglia.
Nella galleria superiore si trovano la postazione del trono dell'imperatrice e la tomba del doge Enrico Dandolo, ma soprattutto si possono vedere i bellissimi mosaici da vicino. Il più divertente è stato quello in foto, che raffigura l'ultimo marito dell'imperatrice Zoe. Zoe si sposò tre volte e ogni volta fece rimuovere dal mosaico la faccia del primo marito per sostituirla con quella del successivo: la versione antica di photoshop!

The part that struck me the most was that of the upper gallery, which can reached via a spiral ramp similar to that of the tower of Seville
In the upper gallery you will find the location of the throne of the empress and the tomb of Enrico Dandolo, but above all you can see up close the beautiful mosaics. The most fun was the one in the picture, which depicts the last husband of Empress Zoe. Zoe married three times and each time she ordered to remove from the mosaic face of her previous husband to replace it with that of the next: the ancient version of photoshop! 

Mi sono piaciute un sacco anche le antiche incisioni vandaliche. Ovviamente le disapprovo, ma quelle più antiche sono una testimonianza emozionante da parte di vichinghi, crociati e così via.

I liked old vandalic engravings a lot too. Obviously I disapprove, but the older ones are a touching evidence left by Vikings, Crusaders, and so on.

Dopo Santa Sofia siamo andati a visitare la vicinissima Basilica Cisterna (in turco Yerebatan Sarayi o Sarnici), che non è una basilica, ma solo un'enorme cisterna costruita al tempo di Giustiniano, nel 532, nel periodo in cui l'impero Bizantino era più potente.
L'ingresso non era incluso nel museum pass e costava 20TL, il doppio di quanto segnalato sulla Lonley Planet del 2013.
Passare dal caldo dell'esterno al fresco della cisterna sotterranea è stato davvero piacevole. In teoria all'interno era vietato fare foto, ma visto che tutti le facevano esplicitamente senza subire richiami, nessuno si è fatto particolari problemi. L'interno era davvero spettacolare, uno stanzone fiocamente illuminato da una luce rossiccia, con 336 colonne che sprofondavano nell'acqua bassa della cisterna, abitata da enormi pesci grigi. I turisti potevano percorrere lo spazio su apposite passerelle.

After Hagia Sophia we went to visit the nearby Basilica Cistern (Yerebatan Sarayi or Sarnici in turkish), which is not a basilica, but only an enormous cistern built in the time of Justinian, in 532, during the period in which the Byzantine Empire was more powerful. 
The entrance ticket was not included in the museum pass and costed 20TL, twice as much as the price reported on the 2013 Lonely Planet. 
Switching from the outside heat to the cool underground cistern was really nice. In theory it was forbidden to take pictures inside it, but since everyone did it ​​explicitly anyway without having any problem, we joined the crowd. The interior was really spectacular, a large room dimly lit by a reddish light, with 336 columns that sank in the shallow water of the tank, inhabited by huge gray fishes. Tourists could walk in this space by designated walkways. 

Molte colonne erano diverse fra loro, anche perché la cisterna è stata costruita soprattutto riciclando materiali edilizi già esistenti. Di questi elementi, i più famosi sono due teste di Medusa probabilmente provenienti dal foro di Costantino. Una è posta di lato e l'altra rovesciata e a questo bizzarro posizionamento sono stati dati numerosi significati esoterici.

Many columns were different from each other, because the tank has been built mainly by recycling building materials that already existed. Of these elements, the most famous are two heads of Medusa probably coming from the court of Constantine. One is placed on the side and the other upside down, and to this bizarre placement were given a lot of esoteric meanings. 

Usciti dalla cisterna, si era fatta ora di pranzo, così abbiamo cercato sulla Lonley un ristorante economico in zona, scegliendo il Karadeniz Aile pide ve kebap salonu in Biçki yurdu sokak. Una volta arrivati nella via giusta però abbiamo scoperto che era piena di ristorantini che si chiamavano tutti quasi uguali. Per sfuggire agli imbonitori, che in Turchia non mancano nemmeno nei ristorantini più piccoli, ci siamo tuffati un po'a caso in quello che ci ispirava di più, il Karadeniz Kardeşler pide kebab salonu. Quello che ci ha attirato, oltre al locale molto carino, è stato il profumino proveniente dal forno a legna. Ci hanno servito un antipasto gratuito con burro, formaggio e il solito pane rigonfio, che era particolarmente buono. Tranne la Pelosa Metà che ha preso i sigara boregi (sfoglie cilindriche ripiene al formaggio), abbiamo preso tutti i pide. Probabilmente era la versione da turisti, perché il formaggio era più grasso e la sfoglia leggermente diversa, ma non ce n'è importato niente perché era dannatamente buona. Per essere un pranzo abbiamo pagato un po'più del solito (sulle 20TL a testa), ma ne è valsa la pena.

Leaving the cistern, it was lunch time, so we searched on the Lonley for a cheap restaurant in the area, choosing Karadeniz Aile ve pide kebap salonu in Biçki Yurdu sokak. Once in the right alley, however, we discovered it was full of restaurants that had all similar names. To escape the hucksters, that in Turkey can be found even in front of the smallest restaurants, we run into the place that inspired us most, the Karadeniz Kardeşler pide kebab salonu. What drew us, as well as a very nice furniture, was the aroma coming from the wood-burning oven. We were served a complimentary appetizer with butter, cheese and the usual inflated bread, which was especially good. Except the Hairy Half who choose sigara boregi (cylindrical pastry sheets stuffed with cheese), we all choose pide. It was probably a version for tourists, because the cheese was more fat than the usual turkish one and the dough slightly different, but we didn't matter because it was damn good. To be a lunch we paid a bit more than usual (about 20TL per person), but it was worth it.

Dopo pranzo abbiamo visitato il terzo monumento più famoso della zona, la moschea blu, inaugurata nel 1617 come metodo per placare Allah dopo una serie di campagne militari andate male. L'architetto era un allievo di Sinan, Sedefkar Mehmet Ağa. Secondo la guida è un tentativo malriuscito di imitare l'architettura di Santa Sofia, ma io ho trovato i quattro titanici pilastri che sostengono la colonna, chiamati a diritto "zampe d'elefante", davvero impressionanti.
Attenzione alle delusioni, però! Anche se si chiama moschea blu per via delle piastrelle prevalentemente blu che decorano l'interno, non è così blu come il nome lascerebbe intendere. 

After lunch we visited the third most famous monument in the area, the Blue Mosque, which was inaugurated in 1617 as a method to appease Allah after a series of military campaigns gone wrong. The architect was a student of Sinan, Sedefkar Mehmet Ağa. According to the guide is a failed attempt to mimic the architecture of the Hagia Sophia, but I found the titanic four pillars that support the dome, rightly called "elephant feet", really impressive. 
Attention to disappointments, though! Although it is called the Blue Mosque because of the predominantly blue tiles that decorate the interior, it is not as blue as the name would suggest. 

Finita la visita era ancora relativamente presto, così abbiamo deciso di andare a vedere la stazione cittadina, dove fino alla cessazione del servizio nel 1977 si fermava l'Orient Express. La stazione è ancora in servizio, ma della costruzione originale, costruita in stile orientalista da un architetto prussiano, rimane solo la metà, carina, ma non così interessante.
All'interno c'è anche una piccola stanza adibita a museo gratuito, anche quella carina, ma assolutamente perdibile.
La maggior parte delle sere verso le 19 in stazione si tiene uno spettacolo di dervisci rotanti a cui eravamo interessati, ma è venuto fuori che costava tanto anche per gli standard italiani, intorno alle 60TL, cioè almeno 20€, così ci abbiamo rinunciato.

After the visit it was still relatively early, so we decided to go to see the town station, where until the suspension of the service in 1977 stopped the Orient Express. The station is still in service, but of the original building, built in orientalist style by a Prussian architect, remains only half, pretty, but not so interesting. 
Inside there is a small room used as a free museum, nice, but that can be skipped. 
Various evenings at the station at 19 is held in a performance of whirling dervishes we were interested in, but it turned out that it costed a lot even by Italian standards, around 60TL, that is at least 20 €, so we gave up. 

Non abbiamo rinunciato a una serata speciale però! Abbiamo deciso che se dovevamo spendere un sacco di soldi li avremmo spesi per andare all'hammam, il tipico bagno turco. Abbiamo scelto il Cemberlitaş, vicino all'omonima colonna romana, annerita da un incendio, su cui dopo la caduta di Costantinopoli da parte dei turchi fu esposta la testa mozzata dell'imperatore bizantino.

But we didn't gave up on a special evening! We decided that if we had to spend a lot of money we would have spent it to go to the hammam, the traditional turkish bath. We chose the Çemberlitas, near the eponymous Roman column, blackened by fire, where after the conquest of Constantinople by the Turks was exposed to the chopped head of the Byzantine Emperor. 

Prima però, avendo trovato le altre opzioni chiuse, abbiamo cenato al Makarna Sarayı, un locale proprio lì accanto. Io ho scelto una sorta di lasagna agli spinaci al buffet vegetariano, gli altri il menù con bibita, hummus e kebab. La cucina non era entusiasmante, ma nemmeno cattiva e soprattutto costava poco. 

First, however, having found other options closed, we had dinner at Makarna Sarayı, a place right next door. I chose a sort of vegetarian lasagna with spinach at the buffet, the others the menu with drink, hummus and kebab. The cooking was neither exciting, nor bad and above all was cheap

Il Çemberlitaş Hamamı è un hammam costruito nel 1584 da Sinan, il più famoso architetto dell'impero ottomano. L'interno era moderno e accogliente, ma le camere del bagno vero e proprio, divise in maschi e femmine, erano quelle dell'antica struttura. Erano molto simili a quelle degli antichi bagni arabi di cui abbiamo visto le rovine in Andalusia (la seconda foto risale a quel viaggio visto che non avrebbe avuto senso portare il cellulare in un posto saturo di vapore): con pareti spoglie e aperture nel soffitto. La camera del bagno di Istanbul però era circolare.
Hanno fornito a tutti un guanto speciale per lo scrub e un asciugamano particolare e a noi ragazze anche delle mutande di cotone nero. Già all'ingresso ci siamo divisi, i ragazzi da una parte e noi donzelle dall'altra (in alcuni hammam turistici è possibile fare l'esperienza insieme, alcuni non turistici più piccoli hanno addirittura orari separati per maschi e femmine). Per fortuna il personale, abituato ai turisti, ci ha seguiti passo passo dandoci indicazioni (viste le difficoltà linguistiche, per la maggior parte con gesti anche abbastanza rudi). Siamo andate allo spogliatoio dove abbiamo lasciato i nostri averi in degli armadietti e siamo rimaste con solo l'asciugamano, le mutande e delle ciabatte morbidissime fornite dall'hammam. Abbiamo evitato la zona bar e riposo e siamo entrate direttamente nel bagno turco. Ci hanno indicato di sdraiarci a sudare sulla piattaforma centrale rialzata. All'ingresso avevamo optato per l'opzione da 90TL (30€), con scrub e bagno assistito, appena meno economica di quella in cui ci si lava da soli che abbiamo scartato per ignoranza. Dopo un po' siamo state raggiunte da due addette che ci hanno fatto un bello scrub profondo con il guanto fornitoci all'ingresso (che ovviamente bisogna portarsi dietro) e poi ci hanno fatto il bagno con una prima dose di acqua, una schiuma morbidissima e un risciacquo finale completo di shampoo. Dopo, siamo uscite quasi subito per evitare di sudare di nuovo rovinando la sensazione di pulizia. I nostri asciugamani di cotone erano fradici, ma all'uscita ce n'erano di spugna, così abbiamo potuto asciugarci, tornare allo spogliatoio e rivestirci. Vicino allo spogliatoio c'erano anche i phon. Siamo uscite con una sensazione di pulizia meravigliosa. In teoria la guida avvertiva che la mancia era inclusa nel prezzo, ma vicino all'uscita ci attendevano le massaggiatrici e le cassette delle offerte e ci saremmo trovate molto in imbarazzo a non lasciare un piccolo extra. Nonostante fosse chiaramente un modo per spillare quanto più possibile ai turisti, non ce la siamo presa perché se l'erano meritato.

The Çemberlitaş Hamamı is a hammam built in 1584 by Sinan, the most famous architect of the Ottoman Empire. The interior was modern and comfortable, but the rooms of the bath itself, divided into male and female, were those of the ancient structure. They were very similar to those of the ancient Arab baths of which we saw the ruins in Andalusia (the second picture was taken on that journey as it would not make sense to bring the phone in a place saturated with steam) with bare walls and openings in the ceiling. The bath in Istanbul, however, was circular. 
They gave to everyone a special scrub glove and a towel and to us girls also black cotton panties. At the entrance we divided, the boys on one side and us maidens on the other (in some tourist hammam is possible to experience the bath together, some small ones for locals have even the separate hours for males and females). Fortunately, the staff, accustomed to tourists, followed us step by step giving us directions (given the language difficulties, for the most part with also quite rough gestures). We went to the dressing room where we left our belongings in lockers and we remained with only the towel, panties and squishy slippers provided a by the hammam. We avoided the bar and rest area and entered directly into the turkish bath. They directed us to lie down to sweat on the raised central platform. At the entrance we choose the 90TL (30€) option with assisted scrub and bath, just less economical than the one in which you wash yourself that we dropped out of ignorance. After a while, we were joined by two members of the staff who made us a nice deep scrub with the glove supplied at the entrance (which of course you have to lug around) and then they washed us with a first dose of water, a soft foam and a final rinse and shampoo. After, we went out almost immediately to avoid sweating again ruining the feeling of cleanliness. Our cotton towels were soaked, but at the exit there were sponge ones, so we could dry off, go back to the dressing room and get dressed. Near the dressing room there were also hair dryers. We left with a wonderful feeling of cleanliness. The guide warned us that in theory the tip was included in the price, but the staff members were waiting for us near the exit and the boxes of the offers and we would have find very embarrassing not to leave a little extra. Although it was clearly a way to extort as much as possible from tourists, we didn't get angry because they deserved it.

9 commenti:

Ciccola ha detto...

Questa sì che è una gran bella giornata! Visite meravigliose (a me la moschea blu piace molto anche se non è proprio blu!) e l'hammam... Un sogno.

Piperita Patty ha detto...

Assolutamente, anzi, forse è stata anche troppo piena di cose belle, ma è difficile (e non economico a livello di tempo) non visitare tutti insieme monumenti che stanno vicini.

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

Le moschee hanno sempre un certo fascino!

Nyu Egawa ha detto...

Le cupole sono tutte meravigliose!!

Mi sono innamorata della cisterna con i pesci!!!! xD

Piperita Patty ha detto...

@Marco: concordo!

@Nyu: sono d'accordo, anche se forse le mie preferite sono quelle a cipolla russe

Clyo ha detto...

Che bello! L'altro giorno ho chiesto a Fedo "andiamo a Istambul?" :-D ..ovviamente non possiamo, però mi stai incuriosendo sempre di più. ma come li avevano coperti i mosaici senza rovinarli? E chissà che materiali e tecniche usano lì per il restauro.. Mi verrebbe quasi voglia di ritornare in cantiere e vedere come è XD

Piperita Patty ha detto...

@Clyo: può sempre essere un bel progetto per il futuro!
Da quel che ho capito li avevano coperti con la calce, però pare che i vari sultani siano in generale stati attenti a conservarli bene.

Acalia Fenders ha detto...

La cisterna è uno dei posti che mi è più piaciuto di Istanbul, l'ho trovata molto suggestiva, con tutti quei pesci dentro e la luce soffusa :D

Piperita Patty ha detto...

@Acalia: concordo in pieno!

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